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LA GROTTA DELL’ARCANGELO MICHELE A CASTROPIGNANO

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Una mattina di marzo, approfittando della vegetazione boschiva non ancora rigogliosa, abbiam deciso di visitare la Grotta dell’Arcangelo Michele, sulla quale circolano storie e leggende. Partendo dalla “Curva di San Michele”, poco a monte dell’Hotel Palma, siam discesi lungo le pareti rocciose attraverso un fitto bosco, seguendo un percorso non poco accidentato. Ci siam fatti strada tra rami e rocce affioranti, attenti a non far precipitare massi a valle. Alla base di pareti rocciose a strapiombo, raggiungiamo l’ingresso della grotta, caratterizzato da massi con superfici lisciate per il secolare passaggio di pellegrini. Entriamo all’interno, dove in uno spazio piuttosto ampio, di forma stretta e allungata, si notano rocce franate o mantenute in un equilibrio precario. È emozionante osservare quel che resta di un luogo di culto secolare, buio all’interno, visitato da pellegrini che affrontavano un cammino piuttosto difficoltoso pur di raggiungere il luogo dell’Apparizione di Michele. Quei massi usurati dal tempo e dall’uomo, sono ancora li, testimoni di una lunga storia di devozione.

Terminata la visita, intervallata da qualche istante di silenziosa contemplazione, decidiamo di tornare in paese con un percorso diverso, scendendo a valle per raggiungere la Strada provinciale, che scorgiamo dopo pochi minuti di cammino.

grotta san michele

Michelantonio Borsella ci ha tramandato l’origine del culto di San Michele a Castropignano: “La tradizione ci dice, che una donna verso il 1600, vide in sogno San Michele in contrada Pesco del Corvo, ove essa possedeva un terreno, alla distanza di circa due chilometri dal paese. E lo vide entrare nella grotta, costituita da grossissimi sassi, cui fan di volta anche sassi smisurati. Ne rimase impressionata, tanto, che col permesso dell’Arciprete si faceva elevare l’altare con (una statua di) San Michele in pietra, e celebrarvi messe. Da allora fuvvi pubblica divozione, tanto che questa è perdurata, non ostante che l’altare fosse diroccato; sicchè agli 8 di maggio con altri 8 giorni consecutivi vi è concorso di gente locale.

(Michelantonio Borsella, Castropignano ed il suo governo feudale, Campobasso 1903, p. 94).

San Michele

Castropignano (Cb). Chiesa di San Salvatore. Statua in calcare dell’Arcangelo che sconfigge il Demonio. Quasi certamente la statua proviene dalla Grotta di San Michele. (1600 circa).

San Michele, particolare

Castropignano (Cb). Chiesa di San Salvatore. Statua in calcare dell’Arcangelo che sconfigge il Demonio. Particolare.

Verso la fine del 1800, per cause non del tutto chiare, la grotta fu abbandonata come luogo di culto e cessò la celebrazione di Messe al suo interno, anche se la devozione a San Michele continuò sino al 1950 circa. Ecco cosa scrisse C. Cimegotto nel 1893 circa la fine del culto nella nostra grotta: (clicca sull’immagine per ingrandire)

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L’8 maggio di ogni anno, giorno dedicato alla venerazione dell’Arcangelo, dalla Chiesa Madre di Castropignano partiva la processione trasportando la seicentesca statua in pietra, prelevata dalla grotta al momento del suo abbandono. Il corteo, caratterizzato da croci adorne di fiori freschi, si fermava con la statua alla “Curva di San Michele” mentre alcuni pellegrini scendevano lungo il fianco della montagna per raggiungere la grotta e prelevare le “pietre benedette”, ovvero frammenti di rocce cui i devoti attribuivano proprietà miracolose.

Agli inizi degli anni ’50 avvenne la tragedia! Il distacco di alcune rocce causò il ferimento di alcuni bambini entrati nella grotta e la morte di uno di loro, Vittorio Di Felice. Da allora cessò del tutto il culto nella grotta di San Michele e cessarono anche le tradizionali processioni e le visite dei pellegrini.

(l’Associazione esprime un sentito ringraziamento a Carmelo Borsella e Angelo Sardella per il loro contributo.)

 

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