LA CINQUECENTESCA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

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Una descrizione dettagliata della storia della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Castropignano (detta anche Chiesa del Convento) è contenuta nel lavoro di Michelantonio Borsella che qui trascriviamo. Pubblichiamo sul nostro sito notizie e immagini relative alla chiesa per far conoscere un gioiello dell’architettura molisana del ‘500, nella speranza che essa possa essere studiata e che riprendano i lavori di restauro.

MICHELANTONIO BORSELLA, CASTROPIGNANO ED IL SUO GOVERNO FEUDALE, STABILIMENTO TIPOGRAFICO G. COLITTI E FIGLIO 1903, pp. 49 ss.

Da Lucera veniva portata su due muli la pesantissima statua in legno di Santa Maria delle Grazie, fatta costruire a divozione dei locati di Puglia e di altri conterranei di Carovilli, dove doveva trasportarsi. Giunti i due muli conduttori a Castropignano, defaticati da lungo viaggio morirono, (anche) i conduttori, per sinistro accorati ammalarono e poi morirono.

La Vergine rimase depositata in una piccola cappella fuori le mura, di proprietà del dominatore (Vincenzo D’Evoli). Non si potette più muovere a reclamo de’ Carovillesi, che l’aria oscurandosi volgeva a tempesta. Venne giudicato al miracolo, il paese andò sossopra ripetendosi, che la Vergine aveva preferito questa nuova dimora e l’essere protettrice della popolazione di Castropignano. Piovevano doni e offerte e si parlava d grazie ottenute. Di lontani paesi corsero devoti e pellegrinaggi. Si dichiarò luogo di perdonanza. Nel fervore si proponeva la elevazione di un tempio sontuoso, e la popolazione ne era infervorata; ma venne meno l’adempimento per mancanza di mezzi, come di poi la primitiva fede venne ancora affievolita.

Onde avvenne che i d’Evoli, non rimanendo indifferenti all’evento straordinario, assunsero la decisione di edificare un tempio, anche se non vi fu pronto adempimento, perché Andrea veniva a morte nel 1507, quando ebbe la investitura il primogenito Vincenzo.

A lui era serbato sciogliere il voto della famiglia per la elevazione della chiesa di S. Maria delle Grazie…

Si intrapresero i lavori e nel giro di pochi anni si ebbe completo il tempio ad una ben lunga e larga navata, e con altare, con profusione di ornati, di bassi rilievi nelle pareti, e nella mirabile armonia della volta, scompartita a varie forme, distinte mercè stucchi, e cornici, e  bassi rilievi a fine doratura, contenenti pitture a fresco del rinomato pittore napoletano Filippo Criscuolo. Completava poi il pregio l’altare maggiore della Vergine, lavorato a disegno da maestri napoletani, di pietra locale, con incastonatura di marmi finissimi: a pavonazzetto è pure l’acquasantiera: marmo di pregio.

Sicchè ebbe a riuscire opera ammirevole, e degnissima alla gran Madre di Dio, che con i suoi miracoli erasi manifestata nella preghiera della popolazione locale e dè lontani paesi, che quivi in pellegrinaggio affluivano in folla, ispirate dalla fede.

Il detto Barone D. Vincenzo d’Eboli morì a 60 anni, l’8 novembre 1567. I resti mortali riposano in detta chiesa, sotto l’ombra della lapide del tenore seguente:

lapide

A Domenico (il successore di Vincenzo) d’Evoli fu dato per la prima volta il titolo di duca.  Appena giunto a Castropignano veniva informato del disastro, in cui veniva involta la chiesa di S. Maria delle Grazie, di suo patronato, per effetto del terremoto avvenuto di notte, inaspettatamente. Il muro esterno settentrionale ebbe a manifestare gravissimi risentimenti: onde squilibrato in fuori, nello interno precipitava la volta, ed andavano perciò in rovina i bassorilievi, le pitture, le dorature e ogni cosa che rendevano ammirevole il tempio. Dal disastro veniva preservato l’abside, e l’altare della Vergine: si notava allora aver contribuito a maggior rovina l’inconsulto assorbimento delle vecchie mura dell’antica cappella , ove venne depositata la statua della Vergine , di che avemmo a parlare.

Allora era amministratore della chiesa un tale Angelo Antonio de Molinariis. Costui immediatamente accorse alla bisogna , facendo elevare come contrafforte al muro pericolante quattro piloni di travertino lavorato, non senza rinnovare il prospetto con ampia porta, e finestra a stipiti anche di travertino a disegno ed eleganza, con coronamento al muro di grosso cornicione pure di travertino. Si ultimavano i lavori verso l’anno 1675 come da iscrizione a piedi della porta di entrata della chiesa ove appunto è enunciato il detto de Molinariis.

….. vi fu febbrile attività ma non si riuscì a riprodurre il bello antico. Solo, venuti i pittori da Napoli, sorse emulazione fra gente rinomata nel far dipingere a fresco lungo le pareti della chiesa de’ medaglioni con effigie di Santi, apponendo a ciascuno il proprio nome e cognome. Fra i primi si leggono nelle facciate del peristilio i nomi degli Evoli, cioè D. Francesco – D. Andrea – D. Nicola e D. Gennaro d’Evoli – ove sono framezzati due armadii di reliquie; sieguono gli altri divoti, cioè notar Sebastiano Orlando – Alesius Picinocca – Nicolaus Mazzarotta – Nicolaus Orlandi  – Doctor Franciscus Mattei – Carolus Mascione.

Volle il Duca riserbare a sue spese la dipintura della volta divisa in tre riquadrature: in quella di mezzo, più grande, si vede l’Ascensione di Gesù Cristo al Cielo, altra vi presenta un S. Francesco che consegna il libro delle regole a un gruppo di monaci in ginocchio, e la terza con S. Michele che discaccia i ribelli dal Paradiso. Fra questi per bizzarria del pittore vedesi raffigurato un birbone del paese rinomato per ogni nequizia, ed in atto di mordersi la coda.

Di più di esso duca D. Domenico ebbe a ritenere che la educazione religiosa monastica era come unica in quei tempi atta a dissipare le tenebre, e a migliorare i costumi; quindi ebbe il proposito di far sorgere accanto alla detta chiesa un convento di minori osservanti di S. Francesco, e a sue spese. Infatti stipulava col Provinciale gli analoghi istrumenti del 1709 e 1715, per notar de Luca di Ripalimosani, assegnando loro la detta chiesa……”.

 

Grazie all’Architetto Franco Valente, apprezzato amico dell’Associazione Culturale Castrum Pineani che ringraziamo, è stato possibile interpretare l’iscrizione posta sulla porta d’ingresso della chiesa.

iscrizione

Nella metà sinistra vi è un versetto, un po’ modificato, tratto da Luca, 1, 31-32, il cui senso è chiaro:

ECCE CONCIPIES IN VTE

RO ET PARIES FILIVM ET

VOCABIS  …..  NOMEN EI

IESUM (oppure SALVATOREM) EMANVEL”.

 

Nella metà destra dell’iscrizione vi è invece un versetto tratto dalla Lettera di Sant’Agostino ai Romani:

MORTUUS EST PROPTER

DELICTA NOSTRA RESUR

REXIT PROPTER  IUSTIFICA

TIONEM NOSTRAM”.

 iscrizione ricostruita

 

Un ringraziamento a Dante Gentile Lorusso, restauratore della cinquecentesca statua della Madonna delle Grazie, il quale ci ha concesso la bella immagine che qui abbiamo inserito.

Tutte le immagini ad alta risoluzione sono visualizzabili sulla nostra pagina flickr

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